“Traduttore traditore”: ma è davvero così come vogliono farci credere?

Nome e cognome: Oriana D’Arco
Cell: +39 329 10 23 059 / +34 643 961 450
Email: orianadarco@gmail.com 
Traduttrice da arabo, inglese, francese, spagnolo in italiano
LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/oriana-d-arco-289a1a161
Sito web: https://orianadarco.wixsite.com/traduzione

Tutti, professionisti e non, abbiamo ascoltato almeno una volta quest’espressione. Ma che cosa significa realmente traduttore traditore? Qual è il vero senso di queste parole? Perché questi due concetti sono stati messi insieme in un’espressione divenuta così nota ma anche facilmente fraintendibile?

Sappiamo che il compito principale del traduttore è quello di tradurre. Ma vi siete mai chiesti che cosa significa davvero tradurre? Il verbo tradurre deriva dal latino  traducěre e significa «trasportare, trasferire» (comp. di trans «oltre» e ducĕre «portare»). Può quindi essere considerato un verbo dell’incontro, perché è grazie alla traduzione se possiamo “trasportare” concetti da una lingua all’altra, “trasferirli” da una cultura all’altra, così che due mondi distanti e distinti possano incontrarsi, rendendo possibili quindi la mediazione e l’accoglienza.

E invece che cosa significa tradurre bene? In maniera quasi grossolana potremmo dire che tradurre significa dire la stessa cosa in un’altra lingua, ma come immaginerete il lavoro del traduttore non si riduce soltanto a questo. Umberto Eco sosteneva che non sempre era possibile dire la stessa cosa, ma “quasi” ed è proprio in questo quasi che si racchiude la chiave di tutto, perché risulta essere fattore fondamentale che solo un buon traduttore sa come gestire.

Ma allora perché continuano a dire traduttore traditore? I traduttori diventano i cattivi della storia, i traditori, quando i due testi, originale e traduzione, non vengono considerati uno l’esatto equivalente dell’altro.

La traduzione non è un compito così facile come può sembrare, non si tratta di scegliere semplicemente la parola corrispondente nella lingua del testo finale, ma è molto di più. Tradurre richiede sì una perfetta conoscenza della lingua di partenza come della lingua d’arrivo, ma è necessario soprattutto avere un’ottima conoscenza culturale e di conseguenza dell’argomento oggetto della traduzione. Alcune traduzioni possono presentare problematiche interpretative difficili da risolvere, che talvolta sembrano incastrare il traduttore e indurlo a sbagliare, perché spesso i significati delle parole e delle frasi sono talmente collegati al contesto culturale di partenza che sembra quasi impossibile trasferirli in un altro differente, preservandone il senso originale.

Allora il traduttore che fa? Voi cosa fareste? Meglio non “tradire” l’intenzione dell’autore del testo originale, rischiando così di compromettere la qualità della traduzione, o meglio trovare un’alternativa che abbia senso nella lingua di destinazione? Perché alla fine è proprio questo che rende il “traduttore traditore” agli occhi dell’inesperto, ma no, il traduttore non è un traditore. È invece dotato di una tale sensibilità nei confronti di diverse culture che lo spinge a tutelare e rispettare le diversità esistenti tra queste, perché sente che il proprio compito è quello di comunicare in modo fedele un concetto, un’idea e lo fa pagando qualsiasi prezzo.

Ecco perché l’espressione traduttore traditore non deve essere presa alla lettera. Il traduttore può permettersi di essere “infedele” al testo originale quando questo significa tradire la sintassi, la scelta terminologica o la costruzione di una frase con l’unico scopo di conservare l’essenza dell’originale, adattandola alla lingua del testo d’arrivo. Il suo non deve essere visto come un tentativo di costruire una variante del testo originale. Le scelte del traduttore si basano su molteplici fattori, che possono essere riassunti in due parole chiave: riformulare e ricodificare e per far sì che questo accada bisogna conoscere quelli che sono gli aspetti della comunicazione linguistica (come ad esempio la situazione sociale, quindi il contesto comunicativo e pertanto gli interlocutori), perché né l’autore iniziale né il lettore finale devono sentirsi “traditi”. La riformulazione e la ricodificazione del traduttore sono da intendersi come un regalo per il lettore finale, perché soltanto in questo modo il traduttore può regalare le stesse sensazioni e immagini cui è stato testimone il lettore del testo originale.

Per concludere voglio ricordare alcune parole di Goethe sulla traduzione:

Dite quello che volete sull’inadeguatezza della traduzione, essa è e sarà sempre una delle attività più importanti e complesse negli interessi generali del mondo”.

Questo articolo è stato scritto da un membro di PaP – Traduzioni senza commissioni, una rete indipendente di professionisti laureati in Traduzione e testati per tutte le loro combinazioni linguistiche. PaP non è un’agenzia, però è capace di gestire anche incarichi multilingue.

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