Interpretazione spagnolo italiano: no, non basta aggiungere la ‘s’

Autrice: Ylenia Mastrangelo traduttrice e interprete di consecutiva, simultanea, chuchotage, trattativa. Italiano – francese – spagnolo.
Traduzioni anche inglese > italiano
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Chi come la sottoscritta studia spagnolo ormai da anni e si è appassionato a questa lingua (e cultura) al punto da trasformare una passione nella propria professione sa bene a cosa mi riferisco nel titolo dell’articolo. Quanti di voi si saranno sentiti rispondere allo “studio spagnolo” con “dai, tanto lo spagnolo è facile!”; oppure, parlando propriamente di interpretazione, quante volte vi sarete sentiti in dovere di spiegare la vostra utilità dato che “lo spagnolo e l’italiano si capiscono”?

Scherzi (o no) a parte, è opinione diffusa tra i più che lo spagnolo (quello che propriamente dovrebbe essere chiamato “castigliano”) sia una lingua “facile” da imparare per noi madrelingua italiani. Ma è davvero così? Sul serio basta qualche mese o anche meno (mi è capitato di sentire “ho imparato lo spagnolo in vacanza lì”) in un qualsiasi angolo di un Paese ispanofono per comunicare (e quindi comprendere e farsi comprendere)?

Tanto basta aggiungere la ‘s’ alla fine delle parole, no?

Se davvero così fosse, allora perché c’è ancora chi per fiere o conferenze ha bisogno di nominare un interprete per la combinazione italiano-spagnolo?

In questo articolo vi spiego brevemente quali sono le sfide e le insidie dell’interpretazione tra lo spagnolo e l’italiano.

Italiano e spagnolo, lingue sorelle

Dopo aver speso anni sui libri, ad imparare tanti (ma tanti) verbi irregolari e aver ascoltato discorsi pronunciati alla velocità della luce, costa ammetterlo, ma è così: lo spagnolo e l’italiano, sì, sono simili o almeno suonano all’orecchio come tali. Nel processo di apprendimento della lingua e, nel caso che più ci interessa, nell’interpretazione questa vicinanza tre due lingue sorelle spesso aiuta: un madrelingua italiano sarà sicuramente agevolato rispetto ad un madrelingua anglofono nel comprendere che ayúdame è una richiesta di aiuto; per non parlare di tutte quelle parole (sostantivi, verbi, aggettivi ecc.) che sono “praticamente uguali” o quasi (‘gato’ > ‘gatto’; ‘problema’ > ‘problema’; ‘venir’ > ‘venire’; ‘triste’ > ‘triste’ e chi più ne ha più ne metta). Quando si interpreta e, in generale, si traduce poter contare su questa somiglianza permette di risparmiare tempo ed energia e, per questo, si può affermare che sicuramente per un italiano è più facile tradurre da e verso lo spagnolo.

Un’arma a doppio taglio

Il problema è che una cosa è comprendere y otra es tradurre o interpretare. Analogamente, (e questo vale per qualsiasi combinazione linguistica), conoscere una lingua non è sinonimo di saper tradurre, ma, più semplicemente, il presupposto imprescindibile per svolgere un lavoro di traduzione e interpretazione di qualità. Dunque, una prima conclusione è che non tutti coloro che parlano una lingua (soprattutto chi l’ha imparata in qualche giorno di vacanza 😉 ), sono interpreti o traduttori

(https://www.marialauramorgione.com/2019/04/13/linterprete-non-un-semplice-poliglotta-1/).

Ciò detto, se da una parte è vero che la vicinanza tra spagnolo e italiano può aiutare (nella strutturazione della frase, nella ricerca di un corrispondente ecc.), dall’altra è anche una trappola in cui è facile cadere, ancor di più se il nostro oratore parla molto velocemente (come Pablo Iglesias nel video qui sopra) o se non si presta la giusta attenzione. In diversi studi (si veda per esempio “Interpretare lo spagnolo” di Maria Chiara Russo), si è riscontrato che la combinazione spagnolo-italiano in interpretazione simultanea presenta delle specificità, dovute proprio all’apparente o reale somiglianza tra i due sistemi linguistici.

In altre parole, ci sono determinate strutture morfosintattiche dello spagnolo vicine all’italiano da un punto di vista lessicale e fonetico che provocano problemi nella resa dell’interprete o anche incomprensioni. Queste dissimetrie (che gli studenti di spagnolo conosceranno bene) si manifestano nell’interpretazione con errori, come calchi strutturali: estaba pensando a ti invece di en ti, come vuole la lingua spagnola; o, ancora, in alterazioni vocaliche, per cui nel flusso di parole, si potrà ascoltare ‘ho bisogno di aiuta’ (dallo spagnolo ayuda) invece di ‘aiuto’ italiano.

La soluzione a tutti i mali: la formazione

Per evitare di cadere nella trappola e superare quindi gli ostacoli appena citati, con tanto esercizio, gli interpreti professionisti imparano ad adottare strategie che permettono loro di andare oltre questa somiglianza – arma a doppio taglio ed utilizzare, per esempio, strutture completamente diverse tra le due lingue per evitare di inciampare nell’errore.

Sono le ore passate ad ascoltare ed interpretare discorsi di politici o di persone comuni sugli argomenti più disparati che ci permettono di migliorare la qualità della nostra resa e di fornire un’interpretazione che giovi al nostro cliente, che non si limiti al semplice aggiungere o eliminare la ‘s”, ma di cui si possa dire che ne è valsa la pena chiamare un interprete, perché senza di lei / lui non sarebbe stato possibile comprendersi, anche se le lingue in questione sono due lingue simili come lo spagnolo e l’italiano.

 

 

 

 

 

Fonte: Russo, Maria Chiara (2012), Interpretare lo spagnolo. L’effetto delle dissimmetrie morfosintattiche nella simultanea.

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