Traduzione di racconti africani

Autore: Fulvio Spagnul, Interprete (simultanea e consecutiva) e traduttore per inglese e spagnolo. fulviospagnul@yahoo.it, +393403842947. Vive a Brighton, a due passi da Londra.
 
La traduzione letteraria – Come tradurre e adattare un racconto africano per una classe delle superiori? Esperienza di un progetto rivolto ai ragazzi delle scuole superiori

L’anno scorso, quando ho pensato per la prima volta alla possibilità di tradurre una selezione di racconti di autori africani anglofoni e proporla agli studenti delle scuole superiori, sono stato spinto da due ragioni.

Quella esplicita era fornire agli studenti del biennio della scuola superiore uno strumento per avvicinarsi alle molteplici sfaccettature della cultura africana, in particolare nella sua declinazione anglofona. Quella implicita? Fornire agli studenti uno strumento per avvicinarsi a un mondo che al giorno d’oggi pare aver assunto contemporaneamente il ruolo di capro espiatorio e di circensem.

La varietà di temi presenti nei racconti selezionati, prevalentemente istantanee di vita quotidiana, vuole dipingere una realtà tanto estranea a quella europea per certi aspetti, quanto familiare per altri. Parafrasando una citazione di Nelson Mandela,

“Education is the most powerful weapon which you can use to change the world”,

questo progetto voleva prima di tutto essere un’arma per comprenderlo.

Provo a spiegarmi meglio con un breve episodio estratto da uno dei racconti: la protagonista racconta un episodio avvenuto quando era bambina. Mentre era seduta sulle ginocchia del padre, lui mastica delle arachidi e gliele offre, ridotte in poltiglia. Un racconto del genere può sembrare alieno e incomprensibile a un lettore occidentale. Ma quando questa pappa viene descritta come amore liquido e incommensurabile, offerto di padre in figlio, diventa molto più facile riportarla alla nostra esperienza diretta. In fondo, ognuno di noi ha la propria madeleine.

I sei racconti che compongono la selezione finale provengono da Nigeria, Sudafrica e Kenya e offrono una prospettiva ampia dal punto di vista geografico e tematico. Vengono affrontati i temi dell’Apartheid, della vita nelle enormi baraccopoli di Lagos, del terrorismo di matrice islamica, delle tensioni etniche a livello nazionale, della simbiosi tra il mondo terreno e quello ultraterreno, dell’importanza della religione cristiana, delle malattie mentali e dei rapporti tra uomo e donna.

Con queste premesse, come tradurre?

L’approccio traduttivo che ho scelto è fondamentalmente estraniante. Le parole in pidgin o in lingua locale non sono mai state tradotte all’interno del testo e ho sempre cercato di rispettare le scelte stilistiche dell’autore e dell’autrice. Ho prestato una particolare attenzione alle scelte stilistiche estranee all’inglese occidentale, nel tentativo di riflettere anche nella versione italiana le peculiarità di un inglese leggermente diverso rispetto a quello fortemente codificato appreso in classe.

Nella maggior parte dei casi, il significato delle parole non inglesi è desumibile dal contesto. La loro interpretazione è lasciata al lettore, che potrà comunque contare sul supporto delle note a fondo testo per un approfondimento mirato. Laddove fosse necessario chiarire degli elementi potenzialmente incomprensibili direttamente all’interno del testo, ho scelto di facilitare la comprensione con l’aggiunta di una semplice parola in traduzione, in modo da non appesantire la lettura.

Come affrontare i tratti stilistici degli autori?

Ho identificato due tratti stilistici trasversali degni di nota: l’uso sistematico della congiunzione coordinante and al posto della virgola in serie di tre o più proposizioni coordinate e il ricorso alla reduplicazione. I due elementi sono facilmente identificabili durante la lettura con testo a fronte. Quindi, nel tentativo di rispettare lo stile delle autrici e dell’autore, ho deciso di mantenere sempre questi due tratti in traduzione.

Se è vero che lo straniamento derivante dai contenuti culturospecifici dei racconti è più immediato ed evidente, durante la traduzione è emerso che anche le scelte stilistiche possono portare a una riflessione. Non di rado, gli errori e le peculiarità linguistiche possono venire ricondotti a caratteristiche sommerse proprie delle lingue africane, si tratti dell’abuso della congiunzione coordinante o dell’uso incoerente dei tempi del passato che potrebbe dipendere dalla diversa struttura temporale della lingua africana soggiacente.

Dove mettere le note?

Ho scelto di inserire le note a fondo testo, invece che a piè di pagina, per una serie di ragioni. In primo luogo, come già affermato, uno degli obiettivi di questa antologia è produrre nel lettore lo spaesamento derivante dal contatto con un mondo lontano, e magari portarlo a riflettere su ciò che sta leggendo. Offrire al lettore una spiegazione per ogni singola parola poche righe più in basso di ciò che sta leggendo sarebbe stata una comoda via di fuga, quando invece il più delle volte il testo offre tutti gli strumenti necessari a comprendere il significato del termine, o quantomeno la sua funzione. Ho quindi adottato la regola fondamentale che suggerisce al traduttore di non esplicare ciò che non è stato detto dall’autore; le rare concessioni dipendono dal fatto che altrimenti la traduzione sarebbe risultata nettamente più oscura del testo originale.

Se è vero che passare continuamente dal racconto alle note a fondo testo può risultare scomodo e poco pratico in un romanzo, e leggere le note dopo aver finito il libro sarebbe inutile perché a quel punto è impossibile ricordare a cosa facciano riferimento, in questi racconti di poche facciate entrambe le scelte sono a disposizione del lettore e non presentano reali complicazioni. Inoltre, anche se alcuni dei termini e concetti vengono spiegati brevemente in una voce del glossario, quelli che richiedevano una spiegazione più ampia, che includesse il contesto oltre alla semplice definizione, sono stati integrati negli approfondimenti culturali, impossibili da riportare a piè di pagina.

E alla fine, com’è andata?

Ho presentato una versione ridotta dell’intero progetto a due classi terze di un Liceo di Udine. I ragazzi hanno letto un racconto in classe, dimostrando di poterlo affrontare in lingua originale, facendo ricorso solo saltuariamente alla traduzione.

In seguito, ho cercato di instaurare un dialogo affrontando le varie tematiche trattate nel racconto stesso, e le responsabilità storiche e attuali del mondo occidentale. Questi approfondimenti sono stati preparati usando un linguaggio il più possibile chiaro e semplice, senza dare nulla per scontato ma anche cercando di trattare la potenziale platea di studenti di liceo come giovani adulti consapevoli.

Ritengo che il modo migliore di avvicinarsi al diverso sia descrivere le ragioni e le cause che lo rendono tale e sottolineare le similitudini con ciò che è familiare. Solo in questo modo l’uso di conchiglie come moneta di scambio passa da ridicolo e assurdo a ragionevole e del tutto razionale, e la somministrazione di arachidi masticate al proprio figlio non è più solamente una cosa disgustosa ma viene compresa come un gesto d’amore come tanti altri.

Le risposte degli studenti a un breve sondaggio proposto a fine lezione hanno evidenziato che se da un lato meno di un terzo degli studenti ritiene davvero utile arricchire il curriculum scolastico con questi elementi, ben più della metà ritiene che siano interessanti e solo un quinto afferma di non essere interessato. Una sperimentazione più estesa e mirata potrebbe quindi contare su un pubblico disposto a lasciarsi coinvolgere, sfatando in parte il mito dell’adolescente disinteressato al mondo che lo circonda.

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