Il lavoro di post-editing: una questione di inputs e di outputs

Autrice: Ivana Baldioli – Traduttrice per tedesco e inglese; si occupa anche di localizzazione, transcreation e post-editing.
E-mail:ivana.baldioli@gmail.com; numero di telefono: +49 0176 65082531
LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/ivana-baldioli-376ab155/

 

 

Un nutrito dibattito sul ruolo del traduttore come risorsa umana nell’era digitale è sorto da tempo: in Germania se ne fa portavoce la BDÜ in Italia AITI, le quali si occupano di dimostrare la valenza del traduttore anche nell’era dell’intelligenza artificiale.
La traduzione meccanica si inserisce in un contesto simile.
Sempre più spesso, infatti, le aziende produttrici, ma non solo, ricorrono alla traduzione meccanica per risparmiare risorse in qualità di contenimento dei tempi e dei costi.
In questo sistema è stata concepita la figura del post-editor nel settore della traduzione, richiesta in vari settori.
Lo scenario presentato al post-editor è il seguente: solitamente si tratta di un lavoro online, in cui un’interfaccia digitale è divisa in due sezioni. Da un lato è stato pubblicato il testo in lingua originale, accanto il testo tradotto da un software nella lingua richiesta.
Nella maggior parte dei casi si tratta di versioni colme di errori e imprecisioni, al quale il post-editor deve porre rimedio.  
Il suo intervento (gli inputs – le soluzioni volte a migliorare il testo tradotto dal software) infatti richiede solo parzialmente di tradurre, quando una frase o un brano (gli outputs tradotti dal software) si presentano quasi del tutto illeggibili, incomprensibili o inadeguati a descrivere un prodotto o una situazione.
In poche parole: quando il brano su cui si lavora non è informativo. Sotto questo punto di vista, pertanto, l’obiettivo principale del trasferimento linguistico resta inalterato.
Per lo più, altrimenti, si tratta di correzioni superficiali di errori grammaticali e di sintassi, per facilitare la leggibilità e la comprensione dei testi.
Tuttavia c’è di più: poiché la conoscenza e il rispetto della terminologia in ambiti tra i più disparati si rende necessaria, se l’azienda per la quale si lavora non si occupa, come accade nella maggior parte dei casi, di un solo settore specifico.
A questa profonda conoscenza lessicale, deve essere affiancata una disinvolta competenza pragmatica dei termini da unire a un intuito fine per la lingua da e verso le quali si traduce.

Le conoscenze linguistiche si rivelano essere la risorsa principale per questo tipo di lavoro, da dimostrare a un buon livello per la lingua straniera e ottima per quel che riguarda la lingua materna.

A queste devono essere aggiunte immancabili competenze teorico-tecniche (sistemi di misura, modelli di revisione dei prodotti, certificazioni ecc…).

Le conoscenze culturali del paese della lingua di arrivo sono altrettanto consigliate come apparato aggiuntivo.
Naturalmente la loro importanza varia a seconda del tipo di prodotti o di servizi offerti, quanto il prodotto rispecchi i canoni della globalizzazione e quanto sia invece legato a valori locali più tradizionali.

Da un simile panorama di insieme si evince, come l’attività di post-editing si riveli più articolata di come si presenti, per via delle conoscenze incrociate che occorre dimostrare di possedere. Pur non trattandosi di un intervento così massiccio sui testi, richiesto alla traduzione tout court.

Insomma anche correggere richiede una buona dose di competenza su vari fronti, oltre che di pazienza!

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